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Jeff Buckley Grace
Il disco più “bello e triste” di sempre
Forse non un capolavoro assoluto, ma sicuramente unico e meraviglioso, di una profondità davvero esclusiva in ognuno dei 10 pezzi che compongano l' opera. E poi concreto, vero; quelle parole che spesso restano dette a metà o non riusciamo o vogliamo pronunciare, Jeff le grida al mondo proprio nel modo in cui avremmo sognato.
L'album parte con Mojo pin , la voce che sembra implorare, ma via
via prende coraggio finendo in un crescendo intenso e doloroso. Un sussurro
quasi sofferente destinato a salire ad altezze drammatiche e mistiche. Un attimo
di pausa per poi ripartire ancora fino a chiudersi in un vortice di voce e
chitarre; c'è tutto e il suo contrario. E' lo specchio dell'intero disco!
Il
canto apre spesso pacato, quasi sommesso, variando le inflessioni in stile
folk-singer destinato però a salire di tono, drammaticità e spiritualismo,
spingendosi in una dimensione quasi innaturale dove qua e là troviamo
anche sfumature blues e gospel.
Uno stile inconfondibile in componimenti che lasciano senza parole come la tormentata e struggente Lover, you should've come over , una ballata che si è ritagliata un posto d'onore nell'Olimpo. E la indistinta dolcezza di So real , con la sua chitarra semplice e le sofferte deformazioni sonore che richiamano strazianti passi grunge. Nella title track è la forza espressiva della voce di Jeff a entrare in scena, mentre Eternal life ci porta a esplorare i ruvidi sentieri di un rock aggressivo e indomito.
I testi, tormenti dell'anima puri, vanno a scovare il repertorio del padre Tim ma traggono spunto anche da Dylan, Cohen e Van Morrison. Musicalmente, quelle chitarre spesso tintinnanti misti ai delicati sottofondi delle tastiere, esaltano il senso di religiosità dei brani; il tutto contornato da eleganti arrangiamenti a volte sinfonici, in bilico tra folk e rock, pop e soul, che si legano bene alla scarna trama delle melodie.
Grace è destinato a rientrare tra quei dischi culto che non possono mancare in nessuna teca che si rispetti. Il suo interprete dalla voce angelica stava diventando mito con un solo disco quando una morte assurda gli stroncò la vita e la vena creativa.
In 10 canzoni Jeff Buckley ci ha raccontato la passione, il dolore, la grazia, la compassione, la spiritualità… mostrandoci,(come riporta EP nel volume rock curato da Ezio Guaitamacchi), “ il coraggio di un uomo pronto a scendere fino al punto più profondo dell'abisso e una tensione al rischio propria di coloro che non si vogliono fermare di fronte a nulla. Neppure di fronte a un vortice nel canale di Memphis……Ecco che viene la mia ora, non ho paura di morire (da Grace)”.
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